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Facebook e Paypal: social network per i pagamenti - 08 03 2010

 

Accordo tra Facebook e Paypal social network per i pagamenti

di BRUNO RUFFILLI - LaStampa.it
 
 

Facebook è uno dei siti più conosciuti al mondo, arrivato a 400 milioni di iscritti in appena sei anni: un successo che ne ha fatto l'emblema del social network. Ha cambiato i comportamenti di chi su internet gioca e lavora, e oggi - specie per le generazioni più giovani - ha quasi sostituito la mail e la chat. In futuro potrebbe rivoluzionare altre abitudini:

Facebook ha appena annunciato un accordo con Paypal, il più importante sito di pagamenti online.

Il sito fondato da Mark Zuckenberg solo da poco ha i conti in attivo, perché finora non ha saputo inventare un modello di business originale, limitandosi a riprendere da Google l'idea degli annunci mirati a precise nicchie di clienti. Da qualche tempo, però, alla pubblicità si è affiancato un mercato interno basato sui crediti Facebook, valuta virtuale che può essere utilizzata sui negozi del sito e su alcune applicazioni sviluppate da terze parti, perlopiù giochi come Farmville, Mafia Wars, Happy Aquarium o Guerra di Bande. I numeri non sono elevatissimi, ma raggiungono già l'equivalente di qualche decina di migliaia di dollari al giorno e sono gestiti attraverso carta di credito o passano per un servizio che effettua transazioni tramite credito telefonico. Si chiama Zong e funziona solo negli Usa, mentre l'accordo con Paypal fornirà a Facebook un mezzo per gestire le transazioni internazionali, particolarmente importanti per un sito che ha il 70 per cento dei suoi utenti fuori dagli Stati Uniti. E per questa via passeranno anche i pagamenti dei proventi derivanti dalla pubblicità.

Per gli iscritti a Facebook che sceglieranno di installare l'applicazione Paypal sarà ancora più facile dividere il conto di una cena o le spese per un regalo di compleanno: un click sul nome dei partecipanti e ognuno conoscerà la sua quota, poi basterà un altro click per pagare. Le transazioni sono veloci, ma anche sicure, perché i dati sensibili non vengono rivelati agli altri utenti. O Facebook rinuncia per il momento al progetto di un proprio sistema di micropagamenti e ne adotta uno già attivo in 190 mercati di tutto il mondo e 24 valute diverse. E si apre anche ad eBay, che dal 2002 controlla Paypal, e non è detto che col tempo l'integrazione non diventi più stretta (oggi Facebook ha già i suoi "marketplace", bacheche virtuali dove mettere in vendita oggetti reali).

Sui micropagamenti si gioca anche la sfida di Flattr, un servizio appena lanciato in versione beta. Ogni partecipante converte il denaro vero in un capitale virtuale, poi, navigando in rete, contrassegna i contenuti che più apprezza con un bottone apposito (un po' come quelli che permettono di condividere una foto o il post di un blog). A fine mese, il suo capitale viene diviso tra tutti gli autori che ha segnalato: in questo modo, ad ognuno andrà una quota. Così gli autori di articoli, immagini, video, musica, software non saranno più costretti a mettere online gratis le loro realizzazioni, ma eviteranno anche di passare attraverso iTunes o altri sistemi di vendita. Il loro guadagno deriverà direttamente dal gradimento degli utenti, che a loro volta, da semplici acquirenti si trasformeranno in sostenitori. E non è detto che il micropagamento in versione social non funzioni davvero: Flattr è un'idea di Peter Sunde, uno dei fondatori di Pirate Bay. Gente che di distribuzione di contenuti se ne intende


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